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Galium odoratum (L.) Scop

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Galium odoratum (L.) Scop. / wikisource.org

Finalmente!

Trovata Asperula odorosa (Galium odoratum) sotto il Catria, cresce proprio sopra il Monastero di Fonte Avellana! Tappeti! Attenzione, qui non si raccoglie – sono le Aree floristiche protette della Regione Marche, cercherò di trovarne altre e ne raccoglierò.

Qui nel Montefeltro non l’avevo ancora vista, sono felice di incontrare questa piantina, graziosa, profumata e dalle antiche tradizioni, officinali e culinarie: in tedesco si chiama “Waldmeister”, “Mastro del bosco”, e nei paesi d’oltralpe viene usata tradizionalmente per bevande alcoliche rinfrescanti (Waldmeisterbowle), birra artigianale e come spezia.

Il principio attivo della pianta delle Rubiaceae (glicosidi cumarinici) dona all’asperula un odore gradevole, tipico ma…. solo se si essicca (tipico delle cumarine). Nelle tisane dà un ottimo sapore, ha effetti antispastici e digestivi. “Rinfresca” il fegato, è rilassante nell’insonnia dei bimbi, viene impiegata anche fresca per disinfettare piccole ferite in montagna.WP_20160417_14_10_04_Pro Chi è in terapia con anticoagulanti e in gravidanza non dovrebbe usarla.

 

 

 

Rosmarinus officinalis L.

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In Italia molte case hanno il “loro”rosmarino, che ricopre il muro di pietra a sud, riscaldato dal sole mediterraneo. Chi non può coltivare in giardino il nobile arbusto della famiglia delle Lamiaceae…. lo trova fresco dal vicino ;-), essiccato in erboristeria; si può coltivare sul balcone in vasi di terracotta, per godere delle belle fioriture e del suo profumo speziato.

Consiglio un rametto di rosmarino (Rosmarinus officinalis L.) a tutte le donne, a portata di mano come “rimedio di pronto soccorso”: è per un calo di energia, durante il periodo mestruale, in convalescenza. Si usa semplicemente in infusione veloce o addirittura, se non si riesce altrimenti, in infusione fredda. Tre tazze di tisana al rosmarino al giorno per tre settimane aiutano a regolarizzare la pressione sanguigna. Essiccato e polverizzato, il rosmarino diventa piccante, da provare sulle pietanze con parsimonia e intelligenza: vi aspettano nuovi sapori!

Delle proprietà medicanili e dell’azione sull’Io della pianta racconterò in un apposito articolo, con calma – il rosmarino invita al ritmo e allo scrivere con gentilezza e riflessione. Per oggi, tra mille salutari ricette di erboristeria tradizionale e moderna, una preparazione sperimentata da anni:

Acetolito al rosmarinoper capelli lucidi

 10 g di fiori essiccati di elicriso

4 rametti di 10 cm di rosmarino fresco o secco

10 g di foglie di ortica secca

per capelli scuri: 5 g di fiori di carcadè o tiglio

per capelli biondi e bianchi: 5 g di fiori di camomilla

Sminuzza e tritura le erbe secche nel mortaio, ponile in una bottiglia di vetro a collo largo, mischiale bene e versa sulle erbe una soluzione 1:1 di aceto di mele e acqua oligominerale. Scuoti ancora e metti sul davanzale, al sole, per 24 ore.La macerazione dura 7 giorni, quindi filtra e conserva in una bottiglia di vetro scuro. Dopo il lavaggio, aggiungi un bicchiere di acetolito a 1 litro di acqua tiepida (non del rubinetto), versa sui capelli, non risciacquare, asciuga i capelli. I capelli acquistano un aspetto sano e lucido in modo naturale!

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Primule

Verso i primi di marzo nei boschi di latifoglie dell’Appennino e delle Prealpi perdurano i colori scuri dell’inverno, i toni rigorosi del grigio e del marrone bruciato. Alberi e Arbusti sono spogli, l’aria è impregnata dall’odore della terra umida e delle foglie che si decompongono. La rinascita del regno vegetale non è ancora palese ma avventurandoci nel sottobosco il suolo si illumina di centinaia di punti di luce sulfurea: le PRIMULE spuntano dalla terra ancora addormentata con la freschezza e l’energia delle forze dell’Ariete. Le foglie oblunghe hanno una nervatura centrale chiara, sono ricche d’acqua e croccanti al gusto (sono ottime nelle insalate miste primaverili, stacchiamole con cautela per non danneggiare la rosetta!). L’infiorescenza della PRIMULA VULGARIS è saldamente attaccata al suolo e alla rosetta fogliare quasi sbocciasse dalla radice. Lo stelo della PRIMULA VERIS (o officinalis) si stacca invece dalla rosetta innalzandosi e raggiungendo dai 10 ai 20 cm. E’ la varietà che predilige prati umidi e pascoli ma è ormai rara e in alcune regioni è specie protetta. I fiori a campana di un bel giallo acceso sono riuniti a gruppi. Colpisce il gesto dell’infiorescenza: una parte di fiori guarda in alto verso il sole primaverile, l’altra si china verso il basso, la terra scura e ricca di sali minerali. Sia questo gesto, sia l’arrangiamento delle foglie a lemniscata esprimono le forze della stagione di mezzo, della primavera. Scandiscono il ritmo che accompagna il vivente nel passaggio dal sonno invernale alla produttività estiva. (…)

Le primule agiscono sugli organi del sistema ritmico: cuore e polmoni. Primula veris contiene acido salicilico nella radice, una sostanza che troviamo nelle piante come il salice, la filipendula e la betulla che crescono in ambienti umidi e freschi e nella parte superiore, nelle infiorescenze e nelle fronde esprimono la volontà di accogliere le forze di luce ed aria Le saponine, un altro principio attivo delle primule, sono sostanze “mercuriali” che portano l’ossigeno nell’elemento liquido, favoriscono i processi metabolici e hanno una forte azione espettorante. Come ulteriori sostanze portatrici di luce e vivificanti sono presenti il carotene che dà ai fiori quel giallo intenso, la vitamina C, fenoli e flavonoidi. Nella tradizione popolare si usano i fiori per tisane calmanti, contro l’emicrania e le vertigini. Si prepara un vino medicato come tonico primaverile.”

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Erbe, farro & odori: la Zuppetta Verde

Giovedì Santo, in tedesco si chiama “Gründonnerstag” o “giovedì verde”, ed è questo il giorno in cui Ernestine, mia”Omi”- nonna boema, lavava con cura le erbette raccolte nel campo e metteva sul fuoco la “Zuppa alle 9 erbe” (Neun-Kräutersuppe). Sapeva di amaro, di spinacio e di molta cipolla, e noi bambini (noo, la minestrina verde…) tentatavamo in tutti i modi di evitarla!

Ne è passato del tempo, e da giovane donna, appassionata del mio primo orto biodinamico, di fitoalimurgia e delle antiche tradizioni, mi sono poi ritrovata a raccogliere anno per anno numerose specie commestibili, più o meno “infestanti” o spontanee. Fino ad oggi, è una delle mie attività preferite per iniziare bene la stagione erboristica. e la “Zuppetta verde” è per me una specie di finestra sulla primavera

Nel ricettario di Ernestine, nel suo quadernino blu, non ho trovato ricette, lei la sapeva a memoria. Feci delle ricerche in Alto Adige e in Austria, trovai molte belle ricette sulla “Zupppetta alle 9 erbe” o “Zuppetta verde”, cucinata sempre nel giorno di Giovedì santo. Il numero, il colore, le erbe amare e disintossicanti, il fuoco che la rende cremosa e ben cotta, le spezie da aggiungere, quanti significati in questo piatto, quasi alchemico. Un tempo, si sa, si onoravano i momenti particolari dell’anno. Ogni festa aveva il suo cibo, la sua erba, la sua preparazione erboristica, in ogni luogo della terra.

Raccogliendo , ogni pianta delle 9 erbette (o anche 10, 11, 12…) assume una valenza precisa, sia come aroma, sia come effetto sull’organismo. Un’erborista potrebbe scrivere un vero trattato sull’azione benefica delle specie utilizzate. Le prime rosette delle Asteraceae e delle Brassicaceae, il primo verde aglio ursino, l’ortica e la malva, qualche gemma di albero e foglia di alloro…. uniamo qui l’usanza delle 9 erbe all’ottima zuppetta di farro di Santa Hildegard, la “Dinkelsuppe”, di cui vi parlerò in una prossima occasione.  Buon Giovedi verde!

 

Ingredienti:

  • Almeno 9 specie di erbette primaverili  (cicoria, tarassaco, ortica, malva, piantaggine, pratolina, grespigna, lattaiola, aglio selvatico, aglio ursino, pimpinella, borragine, calendula selvatica, finocchio selvatico, centonchio, portulaca….)
  • Farro decorticato bio, macinato fino e tostato a secco
  • Scalogno fresco o porro, Sedano (gambo e qualche foglia), Carota, Alloro, 1 chiodo di garofano, sale marino, olio extravergine di oliva, olio di lino
  • Brodo vegetale fatto in casa, con poco sale e un po’ di zenzero
  • Semi di zucca e foglioline di maggiorana fresca per guarnire
  • Ricotta fresca o quark

Tostare il farro decorticato, macinato fino e lasciarlo raffreddare. Lavare le erbette più volte per eliminare terra e “ospiti”, tritarle e metterle in pentola con poco olio extravergine di oliva e sale, farla appassire, aggiungere il brodo vegetale, sedano, carota, alloro, chiodo di garofano e sale e portare ad ebollizione, deve esserci molto liquido. Prima della bollitura, versare il farro tostato nella proporzione di 1 parte di farro e 5 parti di liquido, mescolare bene per evitare grumi e far sobbollire per 40 minuti a fuoco basso. Spegnendo, condire con qualche cucchianino di olio di lino bio o olio di canapa, salare ancora, se necessario, e far riposare per mezz’ora a fuoco spento. – Prima di servire, cospargere con semi di zucca tostati e maggiorana fresca. – Ernestine metteva sui piatti un bel cucchiaio di “quark” e versava sopra la zuppetta calda.

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Urtica dioica L., uno degli ingredienti di base della “Zuppetta verde”

 

 

 

Primule (Primule spp.)

 

Verso i primi di marzo nei boschi di latifoglie dell’Appennino e delle Prealpi perdurano i colori scuri dell’inverno, i toni rigorosi del grigio e del marrone bruciato. Alberi e Arbusti sono spogli, l’aria è impregnata dall’odore della terra umida e delle foglie che si decompongono. La rinascita del regno vegetale non è ancora palese ma avventurandoci nel sottobosco il suolo si illumina di centinaia di punti di luce sulfurea: le PRIMULE spuntano dalla terra ancora addormentata con la freschezza e l’energia delle forze dell’Ariete.

Le foglie oblunghe hanno una nervatura centrale chiara, sono ricche d’acqua e croccanti al gusto (sono ottime nelle insalate miste primaverili, stacchiamole con cautela per non danneggiare la rosetta!). L’infiorescenza della PRIMULA VULGARIS è saldamente attaccata al suolo e alla rosetta fogliare quasi sbocciasse dalla radice. Lo stelo della PRIMULA VERIS (o officinalis) si stacca invece dalla rosetta innalzandosi e raggiungendo dai 10 ai 20 cm. E’ la varietà che predilige prati umidi e pascoli ma è ormai rara e in alcune regioni è specie protetta. I fiori a campana di un bel giallo acceso sono riuniti a gruppi. Colpisce il gesto dell’infiorescenza: una parte di fiori guarda in alto verso il sole primaverile, l’altra si china verso il basso, la terra scura e ricca di sali minerali. Sia questo gesto, sia l’arrangiamento delle foglie a lemniscata esprimono le forze della stagione di mezzo, della primavera. Scandiscono il ritmo che accompagna il vivente nel passaggio dal sonno invernale alla produttività estiva.

Le primule agiscono sugli organi del sistema ritmico: cuore e polmoni. Primula veris contiene acido salicilico nella radice, una sostanza che troviamo nelle piante come il salice, la filipendula e la betulla che crescono in ambienti umidi e freschi e nella parte superiore, nelle infiorescenze e nelle fronde esprimono la volontà di accogliere le forze di luce ed aria (W. Pelikan).

Le saponine, un altro principio attivo delle primule, sono sostanze “mercuriali” che portano l’ossigeno nell’elemento liquido, favoriscono i processi metabolici e hanno una forte azione espettorante.

Come ulteriori sostanze portatrici di luce e vivificanti sono presenti il carotene che dà ai fiori quel giallo intenso, la vitamina C, fenoli e flavonoidi.

Nella tradizione popolare si usano i fiori per tisane calmanti, contro l’emicrania e le vertigini. Si prepara un vino medicato come tonico primaverile.

Bagno di vapore primaverile per il viso:

Aggiungere due manciate di fiori freschi di primula e un cucchiaino di bicarbonato a un litro di acqua bollente, tenere il viso sopra il vapore per circa cinque minuti, poi risciacquare con dell’acqua fresca e applicare una crema leggera.